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ISTITUTO DI RICERCHE ECONOMICO SOCIALI DEL PIEMONTE
Bilancio di Genere
della Regione Piemonte
2007-2008
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L’I
RES
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IEMONTE
è un istituto di ricerca che svolge la sua attività d’indagine in campo
socioeconomico e territoriale, fornendo un supporto all’azione di programmazione della
Regione Piemonte e delle altre istituzioni ed enti locali piemontesi.
Costituito nel 1958 su iniziativa della Provincia e del Comune di Torino con la partecipazione
di altri enti pubblici e privati, l’I
RES
ha visto successivamente l’adesione di tutte le Province
piemontesi; dal 1991 l’Istituto è un ente strumentale della Regione Piemonte.
L’I
RES
è un ente pubblico regionale dotato di autonomia funzionale disciplinato dalla legge
regionale n. 43 del 3 settembre 1991.
Costituiscono oggetto dell’attività dell’Istituto:
• la relazione annuale sull’andamento socio-economico e territoriale della regione;
• l’osservazione, la documentazione e l’analisi delle principali grandezze
socioeconomiche e territoriali del Piemonte;
• rassegne congiunturali sull’economia regionale;
• ricerche e analisi per il piano regionale di sviluppo;
• ricerche di settore per conto della Regione Piemonte e di altri enti e inoltre la
collaborazione con la Giunta Regionale alla stesura del Documento di programmazione
economico finanziaria (art. 5 l. r. 7/2001).
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Angelo Pichierri,
Presidente
Brunello Mantelli,
Vicepresidente
Paolo Accusani di Retorto e Portanova, Antonio Buzzigoli, Maria Luigia Gioria,
Carmelo Inì, Roberto Ravello, Maurizio Ravidà, Giovanni Salerno
COMITATO SCIENTIFICO
Giorgio Brosio,
Presidente
Giuseppe Berta, Cesare Emanuel, Adriana Luciano,
Mario Montinaro, Nicola Negri, Giovanni Ossola
COLLEGIO DEI REVISORI
Emanuele Davide Ruffino,
Presidente
Fabrizio Allasia e Massimo Melone,
Membri effettivi
Liliana Maciariello e Mario Marino,
Membri supplenti
DIRETTORE
Marcello La Rosa
STAFF
Luciano Abburrà, Stefano Aimone, Enrico Allasino, Loredana Annaloro, Cristina Aruga,
Maria Teresa Avato, Marco Bagliani, Davide Barella, Cristina Bargero, Giorgio Bertolla,
Paola Borrione, Laura Carovigno, Renato Cogno, Luciana Conforti,
Alberto Crescimanno, Alessandro Cunsolo, Elena Donati, Carlo Alberto Dondona,
Fiorenzo Ferlaino, Vittorio Ferrero, Anna Gallice, Filomena Gallo, Tommaso Garosci,
Maria Inglese, Simone Landini, Antonio Larotonda, Eugenia Madonia, Maurizio Maggi,
Maria Cristina Migliore, Giuseppe Mosso, Carla Nanni, Daniela Nepote, Sylvie Occelli,
Giovanna Perino, Santino Piazza, Stefano Piperno, Sonia Pizzuto, Elena Poggio,
Lucrezia Scalzotto, Filomena Tallarico, Giuseppe Virelli
©2009 Ires – Istituto di Ricerche Economico-Sociali del Piemonte
via Nizza 18 - 10125 Torino - Tel. 011/6666411 - Fax 011/6696012
www.ires.piemonte.it
Si autorizza la riproduzione, la diffusione e l’utilizzazione del contenuto del volume
con la citazione della fonte.
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REGIONE PIEMONTE
Assessorato alle Pari Opportunità
Via Avogadro 30 – 10121 TORINO
assessorato.pariopportunita@regione.piemonte.it
Assessora Giuliana Manica
Gabinetto della Presidenza della Giunta regionale
Settore Affari generali e Pari Opportunità per tutti
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.zza Castello 165 – 10122 Torino
Gruppo di lavoro:
Giovanna Badalassi, Elena Murtas, Magda Zanoni, Martino Grande
Sono autrici del volume:
Giovanna Badalassi (Parte I, Cap 1, 3, 4)
Elena Murtas (Parte I, Cap 2)
Magda Zanoni (Parte II Cap 5)
Supervisione scientifica:
Daniela del Boca
Collegio Carlo Alberto – Università di Torino – Direttore di CHILD
Coordinamento gruppo di lavoro:
S.&T.
Coordinamento organizzativo:
Martino Grande
Ufficio Editoria I
RES
:
Maria Teresa Avato, Laura Carovigno
Progetto grafico e videoimpaginazione:
Edit 3000 – Torino
Stampa:
IGF – Industria Grafica Falciola
ISBN 978-88-87276-89-3
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RES
Piemonte e il gruppo di lavoro vogliono esprimere un ringraziamento particolare ai direttori
regionali per il prezioso contributo, al personale della Regione Piemonte per la collaborazione ricevuta
e a CSI Piemonte, ORML Piemonte, Agenzia Piemonte Lavoro, Sviluppo Turismo Piemonte,
Torino Capitale, Servizio Regionale di Epidemiologia della ASL TO3 – Grugliasco per l’elaborazione
e la messa a disposizione dei dati.
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INDICE
PREMESSA
VII
PRESENTAZIONE
VIII
INTRODUZIONE
IX
NOTA METODOLOGICA XII
PARTE PRIMA
1. LA VITA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI IN PIEMONTE 3
2. LE PARI OPPORTUNITÀ NELLA PROGRAMMAZIONE REGIONALE 21
3. L’ALLOCAZIONE DELLE RISORSE PUBBLICHE: IL BILANCIO REGIONALE 33
4. L’ATTIVITÀ SVOLTA DALLA REGIONE PER I CITTADINI E LE CITTADINE 43
Le politiche di genere e per le pari opportunità della Regione Piemonte 43
Asse 1: Innovazione, competitività lavoro e conoscenza 50
Asse 2: Salute, benessere e politiche sociali 70
Asse 3: Cultura, turismo, comunicazione e informazione 77
Asse 4: Territorio e ambiente 84
Asse 5: Infrastrutture e mobilità 89
Asse 6: Agricoltura e montagna: i territori rurali e le terre alte 92
Asse 7: Una macchina regionale efficiente ed amichevole e Asse 8: Il Piemonte regione
d’Europa le relazioni e la cooperazione internazionale 94
Lo scenario attuale: gli effetti della crisi in atto 101
Gli obiettivi di miglioramento 103
PARTE SECONDA
5. LA SALUTE DELLE DONNE E DEGLI UOMINI E IL SERVIZIO
SANITARIO REGIONALE
107
Perché un bilancio di genere nel settore sanitario? Introduzione alla metodologia
adottata
107
La potenzialità di vivere una vita sana e la domanda sanitaria 109
L’offerta dei servizi e la spesa sanitaria 2006-2007 112
La spesa sanitaria complessiva e l’offerta di servizi 114
La spesa e l’attività di ricovero 115
La spesa e l’attività di pronto soccorso 125
La spesa e l’attività ambulatoriale 127
La spesa e il consumo farmaceutico 129
I dipartimenti materno infantili e la rete dei consultori 132
La visione di genere dell’organizzazione del Servizio Sanitario Regionale 133
Gli obiettivi di miglioramento 140
BILANCIO DI GENERE DELLA REGIONE PIEMONTE 2007-2008
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Sono disponibili approfondimenti e allegati statistici sui siti:
www.ires.piemonte.it/bilanciodigenere e www.regione.piemonte.it/pariopportunita (
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BILANCIO DI GENERE DELLA REGIONE PIEMONTE 2007-2008
PREMESSA
Il Bilancio di Genere 2007-2008 della Regione Piemonte è un punto di riferimento importante per
analizzare in un’ottica strategica e di sistema le attività dell’Ente. È uno strumento attraverso il quale
l’amministrazione può valutare non solo le differenti conseguenze del proprio agire su donne e uomi-
ni, ma anche restituire alla cittadinanza una lettura del proprio operato, indispensabile ad un eserci-
zio di democrazia sempre più trasparente e maturo.
La precedente esperienza ha offerto importanti spunti di novità, nell’approccio metodologico e nel
coinvolgimento della struttura, ed è stata selezionata dal Ministro della Pubblica Amministrazione e
l’Innovazione come una delle “Cento e più storie di buona pubblica amministrazione”.
Tali premesse e la recente approvazione della legge regionale sulle Pari Opportunità che riconosce,
tra l’altro, l’importanza di strumenti quali il bilancio di genere e il rapporto sulla condizione femminile,
hanno fatto sì che questi diventassero appuntamenti annuali.
Questa seconda edizione del Bilancio di Genere si ripropone, quindi, con un approccio di sistema, con
una attenzione particolare all’attualità. Nell’affrontare il difficile momento di crisi economica, la Regio-
ne Piemonte si sta impegnando a fondo per utilizzare tutti gli strumenti e le risorse a disposizione, nel-
l’ambito delle proprie competenze e aree di intervento, per contrastare gli effetti della congiuntura e
sostenere al meglio i cittadini e le cittadine in difficoltà. Le priorità di intervento assegnate alle politi-
che per il lavoro, il sociale, la sanità, confermano, infatti, una costante attenzione alle fasce di popo-
lazione in maggiore stato di difficoltà e bisogno.
Il carattere di urgenza nel quale si sta operando non ci distoglie, però, dall’obiettivo primo di rafforza-
re i principi di parità di genere e di sostenere le pari opportunità per tutti.
Giuliana Manica Mercedes Bresso
Assessora alle Pari Opportunità Presidente
della Regione Piemonte
della Regione Piemonte
VII
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PRESENTAZIONE
VIII
PRESENTAZIONE
Il Bilancio di Genere 2007-2008 della Regione Piemonte, che IRES ha avuto la responsabilità e l’ono-
re di redigere rappresenta, insieme al Rapporto sulla condizione femminile, la parte più visibile di un
processo di
mainstreaming
di genere che l’amministrazione regionale sta portando avanti dall’inizio
del proprio mandato.
La complementarietà del Bilancio di Genere e del Rapporto sulla condizione femminile, realizzata que-
st’anno in maniera compiuta, ci permette di mettere insieme preziosi elementi per capire e misura-
re bisogni ed esigenze diverse di uomini e donne, e per valutare quanto il sistema pubblico risponda
a questi differenti bisogni e quanto invece, in assenza di risposte, i vuoti siano colmati dal lavoro del-
le donne.
Il riconoscimento ricevuto dal Ministero della Pubblica Amministrazione per la passata edizione e l’im-
portante valorizzazione di strumenti quali il bilancio di genere e il rapporto condizione femminile con-
tenuta nella nuova legge regionale sulle Pari Opportunità confermano la bontà della scelta fatta dal-
l’Istituto di strutturare un ambito di attività dedicato al tema delle pari opportunità per tutti.
La continuità di studi come il Bilancio di Genere e il Rapporto sulla condizione femminile, insieme ai
nuovi progetti di ricerca dedicati ai temi delle discriminazioni e della violenza domestica, contribuisco-
no a strutturare un settore di indagine dedicato alla comunicazione sociale, che si occupa di temati-
che relative alle pari opportunità per tutti e di rendicontazione sociale.
Marcello La Rosa Angelo Pichierri
Direttore di IRES Piemonte Presidente di IRES Piemonte
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BILANCIO DI GENERE DELLA REGIONE PIEMONTE 2007-2008
IX
INTRODUZIONE
Il Bilancio di Genere ci offre una rappresentazione della vita dei cittadini uomini e donne nel contesto
economico, legislativo e sociale con cui vivono e con cui interagiscono. Nelle varie fasi del ciclo vita-
le, uomini e donne esprimono bisogni ed esigenze diverse a cui il sistema pubblico risponde in vario
modo e in varia misura. Il Bilancio di Genere coglie proprio l’entità e la direzione di questa interazio-
ne e ci aiuta a misurare i bisogni individuali, a fronte di questi, a cogliere la risposta pubblica nelle va-
rie fasi del percorso istituzionale, dall’enunciazione delle politiche alla definizione dei programmi, alla
lettura del bilancio e all’erogazione di servizi e risorse.
La fotografia che il Bilancio di Genere ci ha dato nel 2006 viene qui aggiornata alla luce delle modifi-
cazioni introdotte dalle nuove leggi e dalle nuove esigenze di una società di donne e uomini che diven-
tano sempre più eterogenei. Nel Bilancio di Genere di quest’anno sono state apportate modifiche te-
se a rendere il bilancio di genere uno strumento integrato con altri documenti di analisi. La lettura
congiunta del Bilancio di Genere e del Rapporto sulla Condizione Femminile infatti ci permette di met-
tere insieme preziosi elementi per capire e misurare come e quanto i vuoti o i ritardi delle risposte
pubbliche siano colmate dal lavoro delle donne.
La maggiore responsabilità nel colmare questi vuoti ha come implicazione negativa una minore dispo-
nibilità di tempo da investire sulla propria crescita personale, una maggiore debolezza nel mercato del
lavoro, a partecipare alla politica e minori possibilità di avanzare nella carriera. Le responsabilità fa-
miliari delle donne influenzano anche sul piano qualitativo le scelte scolastiche e professionali. Le don-
ne privilegiano programmi di studio in cui spesso le competenze acquisite sono connesse con il lavo-
ro di cura (della persona, degli alimenti o dell’abbigliamento, dell’assistenza, dell’istruzione primaria).
Sul piano quantitativo il lavoro familiare si accentua negli anni centrali del ciclo vitale. Rispetto al lavo-
ro familiare, e al tempo che ad esso viene dedicato dalle donne a discapito di un maggiore impegno
sulla propria crescita personale, l’Italia vanta un primato europeo. Anche le donne piemontesi non so-
no molto diverse, dedicano più del 20% della loro giornata al lavoro familiare, tre volte tanto gli uo-
mini, mentre al lavoro retribuito dedicano solo un po’ più della metà degli uomini. Complessivamente,
tra lavoro familiare e retribuito, le donne lavorano più degli uomini.
Sul piano della conciliazione, il Piemonte mostra una situazione complessiva migliore rispetto alla me-
dia nazionale in quanto ha saputo impostare una molteplicità di interventi nel campo della cura, i cui
effetti positivi si vedono da vari indicatori, tra cui l’occupazione femminile e la fertilità sono stati mes-
si ben in luce nel Rapporto sulla Condizione Femminile.
Tuttavia da parte dei
policy makers
occorre anticipare tendenze in atto e fare investimenti di lungo pe-
riodo per favorire l’autonomia e la valorizzazione delle donne. L’analisi delle esigenze di cura richiede
nuovi obiettivi legati agli importanti cambiamenti economici e demografici che si prospettano. Da un
lato la disponibilità dei nonni, che hanno finora aiutato le mamme a compensare gli orari limitati dei
nidi, la loro lontananza da casa o i costi troppo elevati, tenderà a diminuire rendendo necessaria una
ulteriore diversificazione dell’offerta. In più se la ripresa della fertilità continuerà a crescere si tratte-
rà anche di incrementare il numero dei servizi. Alla luce dei risultati di una rilevante letteratura inter-
nazionale è cruciale e anche necessario pensare i nidi non solo come servizio ai genitori, ma anche
come luoghi di investimento sui bambini, per allargarne la socialità in un mondo in cui sarà più facile
che abbiano nonni, che non fratelli e sorelle. In alcuni paesi, come Regno Unito, Germania, Svezia e
Stati Uniti, sono stati condotti studi economici che hanno cercato di misurare l’effetto dell’utilizzo del
nido sul benessere psico-fisico dei bambini e, su queste stime, sono stati basati importanti esperi-
menti di politiche per l’infanzia. Recenti ricerche del premio Nobel per l’economia James Heckman
hanno mostrato come sia particolarmente importante e produttivo investire nelle prime fasi del cor-
so di vita: i fondi indirizzati verso la fase iniziale dei percorsi di vita costituiscono un investimento che
ha minori costi e più alti rendimenti degli investimenti nelle fasi successive della vita, oltre a contribui-
re ad una riduzione delle disuguaglianze di partenza
1
.
1
J. H
ECKMAN
, D.V. M
ASTEROV
,
The Productivity Argument for Investing in Young Children
, IZA Discussion Papers 2725, Institute
for the Study of Labor 2007.
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